Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 19 settembre 2017

Sei una bambina o un bambino che ama le scienze? Un libro per te: Anatomia

Anatomia - Sezioni e animazioni per osservare il corpo da vicino
ANATOMIA
Hélène Druvert & Jean-Claude Druvert
Edizioni Ippocampo
Recensione di Annamaria Gatti
Fonte:  Città Nuova luglio 2017

A una certa età alcuni  bambini o bambine  cominciano a provare un forte interesse per i libri scientifici. Solitamente per temi particolari, che richiedono libri o strumenti specifici, perché devono essere adatti alle loro capacità ricettive e alla loro comprensione lessicale. Devono cioè veicolare contenuti e approcci, rispettando il livello e l’interesse, senza fare sconti al rigore scientifico.
Ecco in questo libro un contributo di tutto rispetto, per viaggiare fra le parti anatomiche del corpo umano;  muscoli, sistema nervoso,  cuore, cervello, apparato digerente, circolatorio, respiratorio, urinario,  scheletro, i cinque sensi e il sistema riproduttivo femminile e maschile.
Gli autori, padre e figlia, medico e illustratrice, si servono di testi rigorosi, e di illustrazioni dettagliate, così precise perché prodotte con tagli laser, una tecnica che ha permesso di entrare così nel particolare con esattezza, arricchendo la  visione d’insieme.

E, convinta del buon lavoro svolto, l’editrice Ippocampo ci permette di sfogliare questa opera  al link  
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

mercoledì 6 settembre 2017

Buona scuola agli insegnanti

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Sei un insegnante.
Senza apostrofo?
Sei un'insegnante, con l'apostrofo perchè all'infanzia e alla primaria la maggioranza è femminile.
Diciamo che parlo con te, di te. E vorrei tanto che giovani maestri trovino in questa professione la loro realizzazione umana e culturale. Sarebbero così necessari!

Insegnante. 
Esserlo davvero in modo totale muove un incredibile processo che si è alimentato forse fin dai primi anni di vita scolastica, o forse è andato maturando nel corso degli studi.
Processo che ti ha visto messa alla prova in tante situazioni, in cui hai sperimentato quanto sarebbe stato gratificante e appagante avere cura di bambini, ragazzi, futuri donne e uomini, per crescerli nella conoscenza e nelle vita.

Poi hai sperimentato con gli studi quanto ci fosse da imparare e quanto la ricerca fosse attraente perchè mai convinta di essere arrivata a soluzione, a concepire il metodo giusto e a conoscere i bisogni reali di quei bambini. 

Infine eccoti lì, davanti a un compito che hai subito avvertito solenne e troppo grande. Voglia di scappare, se non fosse che per arrivare lì avevi scalato montagne, superato esami e riesami... E ci sei rimasta. E hai continuato a esserci, convinta di quel che avevi scelto di fare, sicura che la differenza l'avresti fatta con l'attenzione vera che avresti dato a tutti, ai più fragili soprattutto.

Negli occhi albergano pochi grandi maestri, che ti hanno accompagnato in quel cammino. Nel cuore ci sono  le loro espressioni a sostenere l'empatia, la tolleranza, la metodologia. 
E il timore ha lasciato il posto alla voglia di mettersi in gioco, poi ti sei persa in quegli occhi, tanti, forse troppi... già pronti ad adorare in te il sogno di una scuola a misura, accogliente, aperta. Divertente anche perchè no?
Non facile, certo, anzi dura talvolta. 
Ma un sogno vero da realizzare questo sì con tanti altri che vogliono bene alla scuola.
Alla prossima!

pubblicato da Annamaria 
gatti54@yahoo.it

domenica 3 settembre 2017

In un libro: valorizzare le radici per comprendere il nostro presente.




Risultati immagini per isabella vendrame immagini Isabella Vendrame


“UN CAPPELLO PIENO DI RICORDI” 
di Isabella Vendrame
© 2016 13 Lab Editore Srls
ISBN: 978-88-99633-18-9

Recensione di Annamaria Gatti

“Sono sicura però che anche voi, come me, avete avuto una bisnonna o un bisnonno, una nonna o un nonno davvero super. Tutto sta nel riuscire a scoprire il loro cappello dei ricordi. Ci deve essere, dovete solo cercarlo e aprirlo. Io ci sono riuscita!”

Isabella Vendrame è psicologa, attrice, scrittrice, conduttrice di programmi radiofonici e televisivi e autrice di un tenero libro indirizzato ai ragazzi e non solo.
"Un cappello pieno di ricordi",  si legge tutto d’un fiato, la scrittura semplice e molto curata  lo impreziosisce.
Le pagine gettano lo sguardo su un mondo appena passato,  ma di cui siamo il prodotto e a cui è bene fare riferimento e custodirne onorevolmente la memoria.

Niki, la protagonista,  trova nel baule dei ricordi, fra pizzi e “chiacchierini”, il diario della bisnonna e, leggendolo con commozione e sorpresa, ricostruisce il vissuto di una donna del secolo scorso, le sue  vicende umane e famigliari, scandite dagli eventi storici che si collocano  pur discretamente  nella narrazione.
La bisnonna aveva deciso di scrivere il diario a ridosso del  compimento dell’ottantottesimo anno e ripercorre, colorandoli,  i fatti salienti della sua vita, che si era compiuta tra Bergamo e Vittorio Veneto.
La rispettosa e affettuosa rivisitazione degli eventi, che la bisnonna Lara racconta nel diario, hanno il sapore della scoperta, si mescolano a ricette e ad aneddoti, a perle di saggezza, a filastrocche e poesiole d’infanzia o detti dall’intento pedagogico come:
«L’orologio dei ragazzi, /con un filo di giudizio 
corre sempre a precipizio /quando adagio deve andar!»

Attorno a Niki, e al suo entusiasmo,  solidarizzano la mamma, che lascia che scopra pian piano i segreti della bisnonna, e l’amica Patty, che condivide commozioni e sogni adolescenti. La regina delle pagine però è lei, la bisnonna Lara e il suo cappello, dono per una promessa d’amore, colmo di quei ricordi che trovano in parte spazio  nel diario stesso.

“Il diario mi aveva catturata. E anche imbavagliata, perché non ero mai stata così tanto zitta e concentrata nella lettura. Se lo avesse saputo il mio professore di italiano! Il diario non aveva imbavagliato, però, i miei fantasiosi pensieri”.

Un centinaio di pagine narrate lievemente ed intensamente, con un intento facile da condividere: attenzione ragazzi e adulti in genere! Non ignorate la ricchezza spirituale che coloro che sono stati “le nostre radici” possono e devono poter trasmettere. Valorizziamo la storia personale e quella comunitaria, portatrice di insegnamenti e saggezza vissuta e testimoniata.
Buon cammino Isabella!
                                                                       Annamaria Gatti
Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

mercoledì 30 agosto 2017

Hai letto e amato i libri di UFFABARUFFA?

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Risultati immagini per uffabaruffa immagini                    Risultati immagini per uffabaruffa colpisce ancora immagini               
Hai letto ed amato Uffabaruffa o la strega/fata è stata protagonista delle serate con i tuoi figli o nipoti? 
Hai letto anche il seguito?
Quanti bambini incontrati in questi 20 anni!!! 
Tradotti in spagnolo e coreano.
Uffabaruffa è anche un musical in Argentina...


Leggi qui cosa ho ricevuto di recente! 
Bello condividere un ricordo buono e bello! Son così felice di aver contribuito a coccole, risate, tenerezze e soprattutto pensieri positivi e tosti!


Annamaria buona sera! 
Ci siamo conosciute al comitato biblioteca di ... qualche anno fa... Le scrivo per dirle che solo ora ho scoperto una cosa che mi ha illuminata. 
Sa... quelle cose che ti passano sotto gli occhi e nemmeno te ne accorgi per anni. 
Poi di punto in bianco osservi bene, oltre la cortina dell'abitudine, e noti un nome o un particolare. 
Mi è appena capitato con un libro che quando ero piccola ho amato tanto, letto e riletto e che ora stavo valutando di riproporre nei laboratori estivi (ndr:per bambini) che proporrò...
Così all'improvviso ho letto il nome dell'autrice, sono cose cui naturalmente da bambina non ci fai caso, cose che non memorizzi. Non avevo mai curiosato sulla sua pagina (ndr: web) e non avevo mai collegato pur avendole parlato di persona la volta che è venuta da noi... 
Ho conosciuto l'autrice di uno dei miei libri preferiti d'infanzia e me la sono fatta scappare! 
Beh graizie, grazie per le risate, le coccole e le ore trascorse leggendo di quella buffa piccola strega!
                                             C. S.
                                                                     ndr: lettrice di Uffabaruffa diventata grande!
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

giovedì 24 agosto 2017

La rabbia nel bambini: amigdala e dintorni, cosa succede?

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E' risaputo che nella gestione della rabbia i nostri bambini, in misura diversa e con le dovute considerazioni ambientali e temperamentali, devono fare i conti con la crescita delle funzioni neurologiche e con la maturazione di capacità emotive.

Una bella sintesi.

COSA ACCADE NEL CERVELLO E NEL CORPO DI UN BAMBINO IN PREDA ALLA RABBIA? 

dal sito: http://centropsicologicoamamente.blogspot.it


Naturalmente, è importante che l’amigdala sia molto veloce a registrare le minacce e per questo a volte può essere un po’ grossolana. Ad esempio immaginate di trovarvi in un bosco a passeggiare. A un certo punto scorgete sul sentiero una sagoma nera che sembra puntare verso di voi: la vostra amigdala farà scattare subito l’allarme nel cervello e nel corpo, perché a prima vista potrebbe trattarsi di un pericolo, ad esempio un serpente velenoso. Il nostro corpo perciò si prepara ad una reazione di difesa, o fuggire (paura) o attaccare (rabbia). 
Bastano pochi secondi, però, perché voi vi accorgiate che in realtà quella sagoma è solo un ramo spezzato e così l’allarme rientra. Chi è che comunica all’amigdala che si trattava di un falso allarme? 
È il cervello superiore che ha questo compito e che, attraverso il pensiero riflessivo, “calma” il corpo ed il cervello dicendo loro: “Niente paura, è solo un ramo”. Se però si fosse davvero trattato di un serpente sarebbe stato fondamentale reagire velocemente e non ci sarebbe stato il tempo di ponderare le varie opzioni. La nostra amigdala quindi ha il compito fondamentale di stare sempre all’erta verso qualsiasi cosa che possa minacciare la nostra incolumità, sia fisica che psicologica, ma il cervello superiore ha il compito di moderare e calmare le reazioni scatenate dall’amigdala, e lo fa rilasciando sostanze calmanti, come ad esempio l’acido gamma-ammino-butirrico (GABA), che è un vero e proprio ansiolitico “naturale”. 
La capacità di “moderare” le proprie reazioni emotive in base ad una valutazione del contesto e delle circostanze, non è qualcosa di innato, come la rabbia, ma deve essere appreso.

I bambini in età prescolare non sono in grado di farlo da soli, ma sono completamente dipendenti da adulti che, con interazioni affettuose, “prestino” loro la propria mente e le proprie parole per aiutarli ad abbassare i livelli di stimolazione.

Quando il livello di stress di una relazione è molto alto, quando cioè il rapporto è basato su punizioni corporali e psicologiche, insulti, umiliazioni, freddezza affettiva, trascuratezza, urla, rifiuto di confortare ecc., e il bambino si trova solo a dover fronteggiare tale circostanza, entrano in circolo le sostanze dello stress e i livelli della serotonina diminuiscono.  
La serotonina, una sostanza prodotta dal cervello, serve ad abbassare i livelli di aggressività ed impulsività e, quando i suoi livelli calano, i bambini diventano più inclini a sfogare in azioni la propria rabbia. 

Se però un adulto è in grado di fungere da “regolatore emotivo” per il bambino, lo aiuterà a sviluppare nel suo cervello un sistema ben radicato di moderazione dello stress, così che il bambino impari che le emozioni, e la rabbia in particolare, possono essere anche pensate e comunicate, oltre che agite.  
Quando un bambino è invaso dalla rabbia invece, raggiunge uno stato di sovra-eccitazione tale che gli inibisce qualsiasi tipo di riflessione circa il proprio comportamento e le conseguenze che può avere sull’altro. 

Il bambino preda dell’ira non riesce a mettersi nei panni dell’altro e, quando il circuito cerebrale della rabbia è attivato, attaccare l’altro può sembrare l’unica soluzione possibile. In questo senso un bambino intrappolato nella propria rabbia ha ben poche alternative.Il senso di pace e di pacata soddisfazione sono indotti invece da due tipi particolari di sostanze che si sprigionano nel suo cervello: l’ossitocina e gli oppiacei.  
Queste sostanze vengono prodotte nel cervello di un bambino, soprattutto a seguito di interazioni affettuose (baci, abbracci, coccole, scambi verbali gentili e affettuosi, giochi coinvolgenti, sorrisi, carezze ecc.) con le figure d’attaccamento e con le altre figure significative. 

Se tutte le volte che un bambino fa esperienza di stress e disagio è presente un adulto che in maniera costante è pronto a confortarlo, capirlo, offrirgli alternative comportamentali, egli piano piano svilupperà quella stessa capacità auto-calmante che gli permetterà, più avanti, di tranquillizzarsi da solo quando si troverà in situazioni analoghe, avendo perciò un’alternativa reale al semplice scarificare la propria rabbia ed il proprio malcontento.  
Viceversa, se un bambino durante l’infanzia ha fatto esperienza costante o intermittente di solitudine o punizioni quando si sia trovato in situazioni di disagio, non sarà in grado di sviluppare autonomamente la capacità di “placare” il cervello inferiore, rimanendo letteralmente prigioniero di un’unica possibilità: agire la propria rabbia.

Spero che da quanto detto fino ad ora sia chiaro come interventi punitivi o rabbiosi da parte di un genitore o un educatore davanti a scoppi d’ira di un bambino, non solo non servano a nulla, ma rischino di aumentare il livello di minaccia percepita dal piccolo, che si può sentire attaccato, aumentando dunque il suo già alto livello di stress.
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

sabato 19 agosto 2017

Cosa dicono i bambini: "Non diventerò mai vecchio"

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Bambino. Tre anni e mezzo. 
A colloquio con la bisnonna.
"Io non diventerò mai vecchio!"
"Ma tutti diventano vecchi..."
"Per non diventare vecchi (ndr. dentro e un po' anche fuori) bisogna..."
E fa l'elenco dei consigli utili.
"Non diventi vecchio se:

  • giochi tanto
  • ridi
  • viaggi
  • cammini
  • riposi 
  • leggi libri
  • nuoti
  • bevi molto
  • mangi bene
  • ti lavi sempre
  • poi sei contento
  • ...
Giovani dentro soprattutto, lo capiscono i bambini per quel meraviglioso meccanismo che poi si inceppa e occorre tornare bambini per capire qualcosa della vita.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da" bambini e natura"

sabato 12 agosto 2017

C'era una volta la buona educazione.

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pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da:  non sprecare.it

Lo notiamo tutti: la buona educazione è spesso una rimpianta cenerentola fra i nostri ragazzi. 
Occorre iniziare da piccolissimi questa paziente ma gratificante opera da parte dei genitori.

Siamo addolorati in presenza di bambini ineducati, che soffrono manie di onnipotenza nel trattare gli altri, vere pallottole vaganti nella propria società, destinati a mortificare gli altri o la natura, destinati ad essere temuti, forse, disprezzati sempre, infelici sempre! 
Anche questi bambini hanno il diritto primario di essere educati, di essere cooperativi, senza ipocrisie, di crescere sereni con una strada tracciata avanti a sè. (vedi altri post in questo blog con varie etichette come a lato)

Avete visto le richieste base di abilità lavorative? Avere buona capacità empatica e di collaborazione! Senza educazione quindi non vai da nessuna parte.


Tempo di vacanze, qualche ora o qualche giorno  in più da trascorrere insieme ai bambini.
C'è tempo per una revisione e una programmazione degli interventi educativi.
E l'educazione, la buona educazione, ci trova sempre all'erta: noi abbiamo modo di verificare molti angoli del comportamento, loro ci osservano e imparano più dai nostri comportamenti che dalle nostre parole. E' risaputo.
Quanti piccoli esempi e interventi di aiuto possono passare attraverso le figure genitoriali? Tutti, in pratica.
"L'ha detto/fatto il mio papà..."
"Lo fa sempre anche la mamma! E'giusto così."
L'aiuto, la correzione deve essere

  • deciso
  • sempre positivo
  • opportuno
  • rispettoso del bambino, ma adeguato
  • tempestivo
  • pertinente
  • paziente
Valorizzare quello che di buono viene fatto, soprattutto se c'è l'evidente tentativo di correggersi, è sempre vincente. Pena una ferita profonda nella loro autostima personale, nella loro sensibilità e nella intelligenza emotiva.