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mercoledì 19 marzo 2014

Disturbi del sonno nel bambino: un parere

Neonato addormentato


La percentuale è molto alta. Circa il 20-25 per cento dei bambini da zero a tre anni, infatti, presenta disturbi del sonno. Ma questa percentuale, già molto elevata, valida per i Paesi occidentali, sembra essere in ulteriore aumento a causa dell'elevato utilizzo di televisione e videogiochi. Eppure, il periodo del riposo è prezioso e costituisce circa un terzo della nostra vita, durante il quale l’organismo risparmia energia e riorganizza tutte le sue attività metaboliche e funzionali.

In generale, i disturbi del sonno sono provocati da stati di ansietà, come ad esempio il divenire via via più consapevoli di sé stessi o della relazione esistente fra i genitori. «Per disturbo del sonno – spiega Cristiana De Ranieri, psicologa clinica, dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù – si intende generalmente una difficoltà a godere di un riposo notturno sufficientemente lungo, naturalmente in relazione all’età del bambino. Questo genere di disturbi può riguardare la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli frequenti, la faticosa ripresa del sonno, a volte con la presenza, ma non sempre, di manifestazioni di disagio emotivo: pianto, agitazione, inconsolabilità».

Dormire agitati può anche essere solo un segno di eccitazione per le conquiste del giorno appena trascorso. Durante il primo anno di vita i neonati dormono molto, ma ben presto riescono a stare svegli per periodi più lunghi che non saranno impegnati soltanto ad alimentarsi, ma anche ad essere accarezzati dai genitori, a guardarsi, sorridersi, a "parlare" con loro.

Anche gli stati di ansia del secondo anno di vita, che provocano in molti bambini incubi e paure, sono segnali del processo di maturazione mentale e della immaginazione creativa e sono legati spesso ai primi distacchi. Intorno al terzo anno di età i bambini chiamano spesso i genitori dopo essere stati messi a letto o esprimono la paura del buio: è una fase normale nello sviluppo infantile e può essere legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto ai genitori.

Ma come aiutare i nostri figli a dormire meglio, allora? «I genitori – spiega la dottoressa De Ranieri – possono accompagnare l'evoluzione del sonno del bambino contenendone i lati emotivamente più forti: bisogna essere elastici, ma al tempo stesso mantenere anche posizioni ferme. Come per gli altri comportamenti, infatti, fornire un confine e dare una regolarità alle abitudini rispetto al sonno aiuta il bambino a sentirsi contenuto e dà continuità alle sue esperienze: tanto nel corso della giornata quanto durante la notte. 

Di fronte ad una modifica delle abitudini che riguardano il sonno – dichiara la psicologa del Bambino Gesù – chiediamo sempre quale possa essere l'elemento di "disturbo" (per esempio una nuova esperienza oppure un evento inatteso). Qualora una difficoltà nella sfera dell'addormentamento dovesse permanere a lungo nel tempo o assumere dimensioni incontrollabili tanto da ostacolare il sereno svolgersi della vita del bambino e della famiglia, o anche soltanto se i genitori dovessero sentirsi stanchi, confusi e senza risorse, potrà essere utile consultare uno psicologo dell'età evolutiva».

da www.cittanuova.it

pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto da Città Nuova on line

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