Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

mercoledì 15 novembre 2017

Maria, una di noi. Il racconto dell'Annunciazione

Copertina del libro Una mamma di Galilea


da "Una mamma  di Galilea"
Il rosario narrato  ai bambini
di Annamaria Gatti
Illustr. Barbara Gallizio
Effatà  Editrice

MARIA DIVENTA LA MAMMA DI GESU'

I bambini di Nazaret correvano sempre da Maria per imparare da lei nuovi giochi o per essere consolati: la figlia di Anna e Gioacchino era dolce e simpatica.

“Dimmi Gioacchino, cosa pensi di nostra figlia Maria?” chiese turbata un giorno Anna, la madre, vedendola spesso assorta in preghiera. Il marito la guardò comprensivo:

“Stai tranquilla, Maria è la nostra consolazione. Ora poi che è fidanzata al buon Giuseppe, il falegname, sono proprio contento di lei. Eccola, sta pregando...”

Maria, vedendo la madre, sorrise e la rassicurò: “Vai pure al mercato, io preparerò il pane.”

La giornata era chiara e Maria così continuò a pregare:

“Oggi, mio Signore, tu sei il mio sole, la mia luce e la fonte della mia gioia...”

E davvero una luce si diffuse nella stanzetta.

Maria, preoccupata, si coprì in fretta il capo con il mantello color dell'acqua, poi sentì  una gran pace nel cuore e si inginocchiò.

Solo allora si accorse che vicino a lei c'era un giovane  sorridente che non era entrato dalla porta, quindi doveva essere proprio un angelo del Signore. Le disse: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.”

Maria pensò: “Ma cosa vorrà dire, salutandomi così?”

Ma l'angelo Gabriele, che conosceva i suoi pensieri, le spiegò:

“Dio ti ha scelta per diventare la mamma di Gesù, suo figlio.”

Maria non capiva: lei non era sposata!

“Nulla è impossibile a Dio” osservò l'angelo Gabriele “per grazia di Dio anche tua cugina Elisabetta aspetta un figlio, nonostante sia anziana”.

Allora Maria, si commosse e con grade fede gli disse:

“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.”

Quando l'angelo se ne andò, Maria sentì i passi svelti della madre  che tornava a casa. Tutto sembrava come sempre, invece Dio le aveva parlato e le aveva svelato un grande mistero. Il suo cuore ebbe un sobbalzo. Sarebbe stata capace di fare la mamma del figlio di Dio? Nulla è impossibile a Dio, aveva detto l'angelo: Dio l'avrebbe aiutata a superare ogni prova.

Allora Maria incominciò ad impastare il pane, mentre le voci chiassose dei bambini stavano avvicinandosi alla casa, per mostrarle un nuovo gioco.

mercoledì 8 novembre 2017

Ancora ragazzi adolescenti: un libro fortunato! Angeli e diavoli si contendono i nostri figli

Copertina del libro Codamozza e il professore

CODAMOZZA E IL PROFESSORE

               Corso per diavoli e angeli custodi
...ed è già stata pubblicata anche la seconda parte...

scritto da Tommaso Danovaro
Illustrato da Leo Ortolani
Effatà Editrice

Recensione di Annamaria Gatti.

Codamozza è un diavoletto apprendista, studente in stage presso alcuni  giovani soggetti per nulla facili.
Il professore di Tentazioni  lo istruisce e lo invia in tirocinio nella vita di adolescenti  con risultati sconfortanti a causa della presenza di intuizioni e normalissime forze buone, dirette da “Quellolà”.
Il Creatore infatti lascia molta libertà di azione agli uomini, ma ha un difetto:  “tiene sempre la porta aperta” e tutti  sempre possono rialzarsi, ritornare, ritrovare la fiducia in se stessi, negli altri e in “Quellolà” appunto, Dio.
A fare da sfondo i 10 Comandamenti, su cui si intrecciano le varie esperienze, degne di un manuale per educatori. 

Nelle pagine di questo libretto ci si imbatte nelle lettere che Codamozza scrive al suo professore, ma anche quelle di Luca, l’angelo apprendista, al suo docente di Beatitudini. Piccole perle di saggezza e sapienza, fruibilissime dai ragazzi e fonti di viaggi intriganti nei meandri della coscienza, che richiamano fortemente il famoso e indimenticabile “Le lettere di Berlicche” di Clives Staples Lewis, Londra 1942, che non si può non conoscere, pena la perdita di un capolavoro di questo narratore e saggista, docente ad Oxford.

Tommaso Danovaro fa una felice operazione, intelligente e generosamente scaltra per avvicinare i ragazzi e si immerge, lui parroco genovese, nella vita di tutti i giorni, dove i comandamenti possono diventare strumento di serenità. 

E affronta i drammi attuali: 
  • come scoprire di essere concentrati su se stessi e soffrire, 
  • come prendersela con Dio per le delusioni e sprofondare,  
  • come rifutare la propria famiglia e andare alla deriva senza accorgersene, 
  • vivere la morte come liberazione e morire davvero nell’anima,
  • vivere il rispetto del proprio corpo come un impedimento, 
  • fare i conti con la disonestà, il bullismo o un’omosessualità vissuta come colpa, 

              salvo poi scoprire una via di salvezza da tutto questo, perché la testimonianza di qualcuno 
ci ripesca e ci riporta 
nel nostro raggio di luce su questa terra.


Insomma, un manuale di speranza e di infinita  tenerezza per  i nostri ragazzi. Una preziosa fonte di dialogo con le loro debolezze, i dubbi e la meraviglia che sono.

giovedì 26 ottobre 2017

Conseguenze gravi dell'uso di droghe NPS nei giovanissimi e ignoranza

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Perchè ignorare che le droghe di nuova generazione (NPS, NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE), sono accessibili e "di moda", salvo non sapere cosa provochino?

Perchè i ragazzi non sanno o non vogliono o possono sapere a cosa vanno incontro quando assumono queste e le altre droghe?

Perchè gli adulti, genitori soprattutto o comunque educatori, sottovalutano il problema e non intercettano i bisogni dei ragazzi che ricorrono a queste intriganti,  derive?

Perchè non basterà la denuncia di 40000 ricoveri o accessi al pronto soccorso per effetti devastanti dell'uso di queste sostanze nel giovani dai 15 ai 24 anni, con conseguenze psicofisiche non recuperabili nel tempo? ("Carta dei servizi dei pazienti nelle condizioni cliniche di comorbilità tra disturbi mentali e disturbi da uso di sostanze e addiction" simposio del 24 ottobre 2017 della SIP, SINPIA, FEDERSED)

Perchè non siamo sufficientemente propositivi nel mondo della sanità e della scuola e della famiglia per stornare questo effetto drammatico che compromette il futuro della nostra società, con molti altri buchi neri?

Perchè non viene favorita dai vari livelli amministrativi  la massima cura di tutte le realtà dedicate all'infanzia e all'adolescenza, compreso il supporto alle figure genitoriali?

Al lavoro dunque! Ed è emergenza alleanza educativa..


pubblicato da Annamaria Gatti
foto da vivariumpsicologia.org

giovedì 19 ottobre 2017

Favola. Anche la paura aveva bisogno di storie raccontate da un papà.

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COME MATTEO SUPERO' LA PAURA

di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova,  Ottobre 2017

Non c'era che un filo di luce a rischiarare il corridoio, però Matteo sapeva bene dove voleva dirigere i suoi passi incerti: papa' stava lavorando al computer sul tavolo del soggiorno.
Ma ecco che lo spiraglio di luce si fece debole e il buio cominciava a fargli paura.
Cos'era quella macchia buia? 
Un animale feroce o un mostro, pronto ad assalirlo? 
Matteo ascoltò un pochino  il cuore che voleva andarsene a spasso: forse quel battito voleva tornare indietro, nell'azzurro del lettino nuovo!
“No, andiamo avanti, siamo esploratori!” si disse sussurrando il bambino coraggioso.
Ma le cose non erano proprio così chiare: avete  mai provato a camminare al buio? Lo stomaco si stringe e viene anche voglia di fare pipi', proprio quando non puoi provvedere al caso!
Comunque sia,  i piedini  ripresero il cammino, seguendo le manine che saggiavano i muri dello stretto corridoio. In fondo, là nella stanza, il papà continuava a tamburellare sulla tastiera.
Scivolando piano piano manine, piedini e compagnia arrivarono alla porta, finalmente!
Spalancata di slancio, Matteo fece un respirone forte e papà si voltò di scatto: “Piccolino, sei qui?”
E dove vuoi che sia? Pensò il “piccolino”, non mi vedi?
“Che ti succede, piccolino?”
“Niente, quasi.”
E a Matteo scappò il più bel sorriso dal suo ultimo compleanno.
Papa' fece qualche manovra affrettata e “voilà”! chiuse l'aggeggio informatico di colpo. Si alzò ed esclamò:
“Per un sorriso così, vale la pena chiudere con il lavoro! Che ne dici di una storia di paura e di avventura sul tuo tappeto magico?”
“Anch'io devo raccontarti una storia tremenda, ma prima portami a fare  pipì, papino!”

E la paura sorrise e si rannicchiò sul tappeto perché, anche lei, aveva bisogno di storie raccontate da un papà.

Foto da marieclaire.it

domenica 15 ottobre 2017

Un libro: In viaggio. Superare le difficoltà fa conoscere e fa crescere.


In viaggio
IN VIAGGIO
EDITORE: EDT
COLLANA GIRALANGOLO

recensione di Annamaria Gatti


In Viaggio, edito in Belgio e Paesi Bassi nel 2015, viene proposto ora in Italia con la traduzione di   Francesca Degani per EDT. 
Un titolo che ritengo forse un po’ scontato per un albo davvero interessante.

Un porcospino e un ranocchio intraprendono un viaggio divertente e a sorpresa. Ma il libro è di una ricchezza inaspettata: in sintesi, fa volare la mente e il cuore, parla ai bambini, ma non solo,  li esorta a raccontarsi, per giungere magari alla consapevolezza  che anche la vita è un viaggio. A noi percorrerla con curiosità e voglia di mettersi in gioco senza fermarsi, con leggerezza.
Porcospino invita l’amico ad un viaggio senza meta, un viaggio che è bellezza per quel che è. 

Non si fermano mai, vanno alla scoperta felice di territori, situazioni, colori e panorami, albe e tramonti, così ben interpretati, in stile un po’ naif, dall’illustratore Guido Van Genechten, autore conosciuto per le numerose  pubblicazioni per i più piccoli.
Paura e dubbi si superano se il viaggio lo si intraprende in compagnia, se si decide di lasciarsi alle spalle la solitudine e si risponde all’invito che la vita ci fa attraverso gli accadimenti e le persone.  
E’ quel che fa Ranocchio.

Il percorso porterà buoni frutti se facciamo i conti con la fragilità di ciascuno e la accogliamo e se superiamo i timori e i dubbi, con fiducia negli altri e in noi stessi.
Allora anche le buie gallerie, che spaventano così intensamente  Ranocchio, vedono la luce e dopo la tempesta assaporano, in cima alla vetta, non solo l’aria profumata che segue la pioggia, ma anche l’arcobaleno che concilia paure e sogni, il male e il bene.

Torneranno i due amici al loro villaggio?
Sì, ma molto cambiati, perché superare le difficoltà e conoscere fa crescere e insegna. Anche Ranocchio per esempio ha imparato a guidare: è lui a riportare tutti e due a casa e  non è più quello di prima, ma arriva a casa rinnovato e  soprattutto capace di pensarsi continuamente  in viaggio, in  ricerca di nuovi volti e profumi e sfumature.
“”Sono in viaggio!”
“Sempre” disse Porcospino. “Lo sei sempre.”

Anche noi siamo sempre in viaggio!
Buon viaggio a tutti allora, in compagnia.

Per bambini dai 3 ai … 99 anni!

giovedì 5 ottobre 2017

Don Mazzi senza se e senza ma sugli adolescenti. SPINOCCHIO come sballo, sbando, spinello...

SPINOCCHIO
di Don Mazzi
Exodus
Recensione di Annamaria Gatti

Quanti adolescenti ci interrogano e ci scuotono. Nella vita quotidiana e nel mondo dell’informazione. 

Don Mazzi, senza se e senza ma, come sempre per chi vive nella trincea del mondo educativo di confine, incontra genitori ed educatori che con gli adolescenti   trafficano ogni giorno talenti, pazienza, entusiasmi e tragedie, per presentare il suo ultimo libro.

Ed ecco Spinocchio (http://www.vita.it/it/article/2017/04/18/don-mazzi-spinocchio-ladolescenza-vista-alla-rovescia/143080/) che viviseziona in poche battute chiare e lapidarie, per poi addentrarsi in episodi di vita vissuta,   che scomodano ed emozionano tutta la platea, in una primaverile piazza veneta bellissima  e luminosa.

E’ un ritorno il suo in terra veneta, lui veneto e cittadino del mondo, soprattutto abitante del mondo dei giovani in sofferenza acuta, per la maldestra capacità degli adulti di quest’epoca di compiere la loro estrema testimonianza di vita vera, di sacrificio e di coraggio. 

Il titolo? Spinocchio, come sballo, sbando, come spinello…  ma attenzione! 

Don Mazzi consiglia di vedere l’adolescenza proprio all’incontrario, ecco la motivazione della  S  davanti alla parola Pinocchio, vedere nelle vicende del burattino all’incontrario, la metafora dell’adolescente.  

“Sono belli i nostri giovani” esordisce “ tirano fuori il meglio di sé, se glielo chiedi, se stai con loro,  se li ami davvero”. L’adolescenza è il periodo più importante dopo i primi anni di vita e non vanno lasciati soli e alla sbando. E il sacerdote di trincea usa guardando dritto negli occhi i genitori presenti, quattro immagini forti per descrivere gli adolescenti: Il torrente, il puledro, l’aquilone e l’automobile.

La ragazza, il ragazzo tra i 14/17 anni è un torrente in piena. L’auto “panda” tranquilla di ieri, oggi si è trasformata in una “ferrari” di grande potenzialità, che neppure il giovane o la giovane sanno gestire e riconoscere, la loro persona è altro da ieri, ed esplode in tutta la sua capacità di vivere, progettare, spendersi…  

Servono due  argini forti, genitori  e quindi anche padri di tempra e di cuore per questi ragazze e ragazzi che  sono anche puledri, con molta vivacità da scaricare bene, impossibile tenerli al guinzaglio, irresponsabile lasciarli andare senza i supporti indispensabili, come si fa con gli aquiloni, che vanno e viaggiano, ma che sono ancorati a valori, esperienze di vita buona, porti dove ancorare  e nutrirsi di ascolto e testimonianza,  per riprendere il viaggio.

“Aiutaci ad arrivare prima, prima che la vita dei nostri ragazzi si spezzi” recita la pagina on line di  Exodus. 
E in Spinocchio propone tre percorsi o “avventure” educative, capaci di avvincere i ragazzi, per prevenire appunto!  E prevenire è meglio che curare! Un libro da scoprire.

Annamaria Gatti

mercoledì 27 settembre 2017

A scuola tutti i bambini devono essere felici. Un libro intorno al maestro Paolo Limonta

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Paolo Limonta




A scuola  “…senza mai pensare di abbandonarne anche uno soltanto”

TUTTI I BAMBINI DEVONO ESSERE FELICI
Storia di un maestro e della sua scuola
Antonella Meiani
Ed. Terre di Mezzo -  euro 12
Fonte Città Nuova settembre 2017

Il mondo della scuola sta per iniziare un nuovo  cammino dopo le vacanze. Ma ci sono personaggi , docenti incalliti, che non smettono mai di lavorare anche nel tempo delle vacanze.  Se uno ama il suo mestiere ci mette tante di quelle forze che d’estate è d’obbligo  riposare, rimettere nel fodero anche  le armi per affrontare dignitosamente la martellante  burocrazia che sfianca, ma anche verificare, rivedere, pianificare a grandi linee, ricercare…
Immagino per esempio che il docente Paolo Limonta non conosca soste di alcun genere nella sua esercitata quotidiana umanità. Maestro “per natura”, diventato insegnante  dopo un cammino interessante di condivisione con i problemi emergenti di un’umanità cittadina,  è stato un validissimo braccio destro del sindaco di Milano  Giuliano Pisapia. La sua vita  però è stare con i suoi bambini. E per loro proclama e attualizza, con scelte dure e felici, con presenza massiccia  (è un gigante buono!) e vera, che tutti devono essere felici. Altrimenti, a cosa serve la scuola?
Leggere il libro scritto da  Antonella Meiani   sul suo collega  milanese di battaglie e di fatiche, di scoperte e di scelte di buonissima scuola,  è come aprire con trepidazione il sipario su qualche decennio di vicende della scuola elementare e non solo.  
Milano è  il palco della narrazione delle vicende di Paolo.  Il lettore è accompagnato a condividere questo pezzo di storia nell’avvicendarsi di eventi, aneddoti, fatti di cui è protagonista, deciso a non mollare i suoi ragazzi, decisissimo a fare della sua professione, a anche della sua vita, un capolavoro di umanità e di solidarietà, per rendere la scuola un luogo “affettivo”.  
...“Stare a fianco di ognuno di loro. Incitarli, coccolarli, consolarli, asciugare le loro lacrime, blandirli, spronarli, aspettarli. E, se necessario, ricominciare da capo. Senza mai, neppure per un istante, pensare di rinunciare e di abbandonarne anche uno soltanto.”...

Allora coraggio, insegnanti di ogni angolo di questa scuola così problematica! La felicità a scuola è possibile, lì dove vivi tu,  dove insegni… basta crederci.
Pubblicato da Annamaria Gatti
versione integrale

martedì 19 settembre 2017

Sei una bambina o un bambino che ama le scienze? Un libro per te: Anatomia

Anatomia - Sezioni e animazioni per osservare il corpo da vicino
ANATOMIA
Hélène Druvert & Jean-Claude Druvert
Edizioni Ippocampo
Recensione di Annamaria Gatti
Fonte:  Città Nuova luglio 2017

A una certa età alcuni  bambini o bambine  cominciano a provare un forte interesse per i libri scientifici. Solitamente per temi particolari, che richiedono libri o strumenti specifici, perché devono essere adatti alle loro capacità ricettive e alla loro comprensione lessicale. Devono cioè veicolare contenuti e approcci, rispettando il livello e l’interesse, senza fare sconti al rigore scientifico.
Ecco in questo libro un contributo di tutto rispetto, per viaggiare fra le parti anatomiche del corpo umano;  muscoli, sistema nervoso,  cuore, cervello, apparato digerente, circolatorio, respiratorio, urinario,  scheletro, i cinque sensi e il sistema riproduttivo femminile e maschile.
Gli autori, padre e figlia, medico e illustratrice, si servono di testi rigorosi, e di illustrazioni dettagliate, così precise perché prodotte con tagli laser, una tecnica che ha permesso di entrare così nel particolare con esattezza, arricchendo la  visione d’insieme.

E, convinta del buon lavoro svolto, l’editrice Ippocampo ci permette di sfogliare questa opera  al link  
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

mercoledì 6 settembre 2017

Buona scuola agli insegnanti

                         Immagine correlata Immagine correlata


Sei un insegnante.
Senza apostrofo?
Sei un'insegnante, con l'apostrofo perchè all'infanzia e alla primaria la maggioranza è femminile.
Diciamo che parlo con te, di te. E vorrei tanto che giovani maestri trovino in questa professione la loro realizzazione umana e culturale. Sarebbero così necessari!

Insegnante. 
Esserlo davvero in modo totale muove un incredibile processo che si è alimentato forse fin dai primi anni di vita scolastica, o forse è andato maturando nel corso degli studi.
Processo che ti ha visto messa alla prova in tante situazioni, in cui hai sperimentato quanto sarebbe stato gratificante e appagante avere cura di bambini, ragazzi, futuri donne e uomini, per crescerli nella conoscenza e nelle vita.

Poi hai sperimentato con gli studi quanto ci fosse da imparare e quanto la ricerca fosse attraente perchè mai convinta di essere arrivata a soluzione, a concepire il metodo giusto e a conoscere i bisogni reali di quei bambini. 

Infine eccoti lì, davanti a un compito che hai subito avvertito solenne e troppo grande. Voglia di scappare, se non fosse che per arrivare lì avevi scalato montagne, superato esami e riesami... E ci sei rimasta. E hai continuato a esserci, convinta di quel che avevi scelto di fare, sicura che la differenza l'avresti fatta con l'attenzione vera che avresti dato a tutti, ai più fragili soprattutto.

Negli occhi albergano pochi grandi maestri, che ti hanno accompagnato in quel cammino. Nel cuore ci sono  le loro espressioni a sostenere l'empatia, la tolleranza, la metodologia. 
E il timore ha lasciato il posto alla voglia di mettersi in gioco, poi ti sei persa in quegli occhi, tanti, forse troppi... già pronti ad adorare in te il sogno di una scuola a misura, accogliente, aperta. Divertente anche perchè no?
Non facile, certo, anzi dura talvolta. 
Ma un sogno vero da realizzare questo sì con tanti altri che vogliono bene alla scuola.
Alla prossima!

pubblicato da Annamaria 
gatti54@yahoo.it

domenica 3 settembre 2017

In un libro: valorizzare le radici per comprendere il nostro presente.




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“UN CAPPELLO PIENO DI RICORDI” 
di Isabella Vendrame
© 2016 13 Lab Editore Srls
ISBN: 978-88-99633-18-9

Recensione di Annamaria Gatti

“Sono sicura però che anche voi, come me, avete avuto una bisnonna o un bisnonno, una nonna o un nonno davvero super. Tutto sta nel riuscire a scoprire il loro cappello dei ricordi. Ci deve essere, dovete solo cercarlo e aprirlo. Io ci sono riuscita!”

Isabella Vendrame è psicologa, attrice, scrittrice, conduttrice di programmi radiofonici e televisivi e autrice di un tenero libro indirizzato ai ragazzi e non solo.
"Un cappello pieno di ricordi",  si legge tutto d’un fiato, la scrittura semplice e molto curata  lo impreziosisce.
Le pagine gettano lo sguardo su un mondo appena passato,  ma di cui siamo il prodotto e a cui è bene fare riferimento e custodirne onorevolmente la memoria.

Niki, la protagonista,  trova nel baule dei ricordi, fra pizzi e “chiacchierini”, il diario della bisnonna e, leggendolo con commozione e sorpresa, ricostruisce il vissuto di una donna del secolo scorso, le sue  vicende umane e famigliari, scandite dagli eventi storici che si collocano  pur discretamente  nella narrazione.
La bisnonna aveva deciso di scrivere il diario a ridosso del  compimento dell’ottantottesimo anno e ripercorre, colorandoli,  i fatti salienti della sua vita, che si era compiuta tra Bergamo e Vittorio Veneto.
La rispettosa e affettuosa rivisitazione degli eventi, che la bisnonna Lara racconta nel diario, hanno il sapore della scoperta, si mescolano a ricette e ad aneddoti, a perle di saggezza, a filastrocche e poesiole d’infanzia o detti dall’intento pedagogico come:
«L’orologio dei ragazzi, /con un filo di giudizio 
corre sempre a precipizio /quando adagio deve andar!»

Attorno a Niki, e al suo entusiasmo,  solidarizzano la mamma, che lascia che scopra pian piano i segreti della bisnonna, e l’amica Patty, che condivide commozioni e sogni adolescenti. La regina delle pagine però è lei, la bisnonna Lara e il suo cappello, dono per una promessa d’amore, colmo di quei ricordi che trovano in parte spazio  nel diario stesso.

“Il diario mi aveva catturata. E anche imbavagliata, perché non ero mai stata così tanto zitta e concentrata nella lettura. Se lo avesse saputo il mio professore di italiano! Il diario non aveva imbavagliato, però, i miei fantasiosi pensieri”.

Un centinaio di pagine narrate lievemente ed intensamente, con un intento facile da condividere: attenzione ragazzi e adulti in genere! Non ignorate la ricchezza spirituale che coloro che sono stati “le nostre radici” possono e devono poter trasmettere. Valorizziamo la storia personale e quella comunitaria, portatrice di insegnamenti e saggezza vissuta e testimoniata.
Buon cammino Isabella!
                                                                       Annamaria Gatti
Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

mercoledì 30 agosto 2017

Hai letto e amato i libri di UFFABARUFFA?

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Hai letto ed amato Uffabaruffa o la strega/fata è stata protagonista delle serate con i tuoi figli o nipoti? 
Hai letto anche il seguito?
Quanti bambini incontrati in questi 20 anni!!! 
Tradotti in spagnolo e coreano.
Uffabaruffa è anche un musical in Argentina...


Leggi qui cosa ho ricevuto di recente! 
Bello condividere un ricordo buono e bello! Son così felice di aver contribuito a coccole, risate, tenerezze e soprattutto pensieri positivi e tosti!


Annamaria buona sera! 
Ci siamo conosciute al comitato biblioteca di ... qualche anno fa... Le scrivo per dirle che solo ora ho scoperto una cosa che mi ha illuminata. 
Sa... quelle cose che ti passano sotto gli occhi e nemmeno te ne accorgi per anni. 
Poi di punto in bianco osservi bene, oltre la cortina dell'abitudine, e noti un nome o un particolare. 
Mi è appena capitato con un libro che quando ero piccola ho amato tanto, letto e riletto e che ora stavo valutando di riproporre nei laboratori estivi (ndr:per bambini) che proporrò...
Così all'improvviso ho letto il nome dell'autrice, sono cose cui naturalmente da bambina non ci fai caso, cose che non memorizzi. Non avevo mai curiosato sulla sua pagina (ndr: web) e non avevo mai collegato pur avendole parlato di persona la volta che è venuta da noi... 
Ho conosciuto l'autrice di uno dei miei libri preferiti d'infanzia e me la sono fatta scappare! 
Beh graizie, grazie per le risate, le coccole e le ore trascorse leggendo di quella buffa piccola strega!
                                             C. S.
                                                                     ndr: lettrice di Uffabaruffa diventata grande!
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

giovedì 24 agosto 2017

La rabbia nel bambini: amigdala e dintorni, cosa succede?

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E' risaputo che nella gestione della rabbia i nostri bambini, in misura diversa e con le dovute considerazioni ambientali e temperamentali, devono fare i conti con la crescita delle funzioni neurologiche e con la maturazione di capacità emotive.

Una bella sintesi.

COSA ACCADE NEL CERVELLO E NEL CORPO DI UN BAMBINO IN PREDA ALLA RABBIA? 

dal sito: http://centropsicologicoamamente.blogspot.it


Naturalmente, è importante che l’amigdala sia molto veloce a registrare le minacce e per questo a volte può essere un po’ grossolana. Ad esempio immaginate di trovarvi in un bosco a passeggiare. A un certo punto scorgete sul sentiero una sagoma nera che sembra puntare verso di voi: la vostra amigdala farà scattare subito l’allarme nel cervello e nel corpo, perché a prima vista potrebbe trattarsi di un pericolo, ad esempio un serpente velenoso. Il nostro corpo perciò si prepara ad una reazione di difesa, o fuggire (paura) o attaccare (rabbia). 
Bastano pochi secondi, però, perché voi vi accorgiate che in realtà quella sagoma è solo un ramo spezzato e così l’allarme rientra. Chi è che comunica all’amigdala che si trattava di un falso allarme? 
È il cervello superiore che ha questo compito e che, attraverso il pensiero riflessivo, “calma” il corpo ed il cervello dicendo loro: “Niente paura, è solo un ramo”. Se però si fosse davvero trattato di un serpente sarebbe stato fondamentale reagire velocemente e non ci sarebbe stato il tempo di ponderare le varie opzioni. La nostra amigdala quindi ha il compito fondamentale di stare sempre all’erta verso qualsiasi cosa che possa minacciare la nostra incolumità, sia fisica che psicologica, ma il cervello superiore ha il compito di moderare e calmare le reazioni scatenate dall’amigdala, e lo fa rilasciando sostanze calmanti, come ad esempio l’acido gamma-ammino-butirrico (GABA), che è un vero e proprio ansiolitico “naturale”. 
La capacità di “moderare” le proprie reazioni emotive in base ad una valutazione del contesto e delle circostanze, non è qualcosa di innato, come la rabbia, ma deve essere appreso.

I bambini in età prescolare non sono in grado di farlo da soli, ma sono completamente dipendenti da adulti che, con interazioni affettuose, “prestino” loro la propria mente e le proprie parole per aiutarli ad abbassare i livelli di stimolazione.

Quando il livello di stress di una relazione è molto alto, quando cioè il rapporto è basato su punizioni corporali e psicologiche, insulti, umiliazioni, freddezza affettiva, trascuratezza, urla, rifiuto di confortare ecc., e il bambino si trova solo a dover fronteggiare tale circostanza, entrano in circolo le sostanze dello stress e i livelli della serotonina diminuiscono.  
La serotonina, una sostanza prodotta dal cervello, serve ad abbassare i livelli di aggressività ed impulsività e, quando i suoi livelli calano, i bambini diventano più inclini a sfogare in azioni la propria rabbia. 

Se però un adulto è in grado di fungere da “regolatore emotivo” per il bambino, lo aiuterà a sviluppare nel suo cervello un sistema ben radicato di moderazione dello stress, così che il bambino impari che le emozioni, e la rabbia in particolare, possono essere anche pensate e comunicate, oltre che agite.  
Quando un bambino è invaso dalla rabbia invece, raggiunge uno stato di sovra-eccitazione tale che gli inibisce qualsiasi tipo di riflessione circa il proprio comportamento e le conseguenze che può avere sull’altro. 

Il bambino preda dell’ira non riesce a mettersi nei panni dell’altro e, quando il circuito cerebrale della rabbia è attivato, attaccare l’altro può sembrare l’unica soluzione possibile. In questo senso un bambino intrappolato nella propria rabbia ha ben poche alternative.Il senso di pace e di pacata soddisfazione sono indotti invece da due tipi particolari di sostanze che si sprigionano nel suo cervello: l’ossitocina e gli oppiacei.  
Queste sostanze vengono prodotte nel cervello di un bambino, soprattutto a seguito di interazioni affettuose (baci, abbracci, coccole, scambi verbali gentili e affettuosi, giochi coinvolgenti, sorrisi, carezze ecc.) con le figure d’attaccamento e con le altre figure significative. 

Se tutte le volte che un bambino fa esperienza di stress e disagio è presente un adulto che in maniera costante è pronto a confortarlo, capirlo, offrirgli alternative comportamentali, egli piano piano svilupperà quella stessa capacità auto-calmante che gli permetterà, più avanti, di tranquillizzarsi da solo quando si troverà in situazioni analoghe, avendo perciò un’alternativa reale al semplice scarificare la propria rabbia ed il proprio malcontento.  
Viceversa, se un bambino durante l’infanzia ha fatto esperienza costante o intermittente di solitudine o punizioni quando si sia trovato in situazioni di disagio, non sarà in grado di sviluppare autonomamente la capacità di “placare” il cervello inferiore, rimanendo letteralmente prigioniero di un’unica possibilità: agire la propria rabbia.

Spero che da quanto detto fino ad ora sia chiaro come interventi punitivi o rabbiosi da parte di un genitore o un educatore davanti a scoppi d’ira di un bambino, non solo non servano a nulla, ma rischino di aumentare il livello di minaccia percepita dal piccolo, che si può sentire attaccato, aumentando dunque il suo già alto livello di stress.
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

sabato 19 agosto 2017

Cosa dicono i bambini: "Non diventerò mai vecchio"

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Bambino. Tre anni e mezzo. 
A colloquio con la bisnonna.
"Io non diventerò mai vecchio!"
"Ma tutti diventano vecchi..."
"Per non diventare vecchi (ndr. dentro e un po' anche fuori) bisogna..."
E fa l'elenco dei consigli utili.
"Non diventi vecchio se:

  • giochi tanto
  • ridi
  • viaggi
  • cammini
  • riposi 
  • leggi libri
  • nuoti
  • bevi molto
  • mangi bene
  • ti lavi sempre
  • poi sei contento
  • ...
Giovani dentro soprattutto, lo capiscono i bambini per quel meraviglioso meccanismo che poi si inceppa e occorre tornare bambini per capire qualcosa della vita.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da" bambini e natura"

sabato 12 agosto 2017

C'era una volta la buona educazione.

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pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da:  non sprecare.it

Lo notiamo tutti: la buona educazione è spesso una rimpianta cenerentola fra i nostri ragazzi. 
Occorre iniziare da piccolissimi questa paziente ma gratificante opera da parte dei genitori.

Siamo addolorati in presenza di bambini ineducati, che soffrono manie di onnipotenza nel trattare gli altri, vere pallottole vaganti nella propria società, destinati a mortificare gli altri o la natura, destinati ad essere temuti, forse, disprezzati sempre, infelici sempre! 
Anche questi bambini hanno il diritto primario di essere educati, di essere cooperativi, senza ipocrisie, di crescere sereni con una strada tracciata avanti a sè. (vedi altri post in questo blog con varie etichette come a lato)

Avete visto le richieste base di abilità lavorative? Avere buona capacità empatica e di collaborazione! Senza educazione quindi non vai da nessuna parte.


Tempo di vacanze, qualche ora o qualche giorno  in più da trascorrere insieme ai bambini.
C'è tempo per una revisione e una programmazione degli interventi educativi.
E l'educazione, la buona educazione, ci trova sempre all'erta: noi abbiamo modo di verificare molti angoli del comportamento, loro ci osservano e imparano più dai nostri comportamenti che dalle nostre parole. E' risaputo.
Quanti piccoli esempi e interventi di aiuto possono passare attraverso le figure genitoriali? Tutti, in pratica.
"L'ha detto/fatto il mio papà..."
"Lo fa sempre anche la mamma! E'giusto così."
L'aiuto, la correzione deve essere

  • deciso
  • sempre positivo
  • opportuno
  • rispettoso del bambino, ma adeguato
  • tempestivo
  • pertinente
  • paziente
Valorizzare quello che di buono viene fatto, soprattutto se c'è l'evidente tentativo di correggersi, è sempre vincente. Pena una ferita profonda nella loro autostima personale, nella loro sensibilità e nella intelligenza emotiva.

lunedì 7 agosto 2017

Femminicidio ed educazione

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Ancora donne uccise dal marito o dal compagno di vita. Ormai centinaia anche in questo scorcio d'anno
Le considerazioni si accavallano in cerca di ragioni all'irragionevole comportamento.
Pazzia in persone ritenute assolutamente normali e affidabili.
Un denominatore comune frequente è l'abbandono da parte della donna di un uomo violento e problematico, incapace di resistere alla frustrazione dell'abbandono.
E qui come non fare un cenno alla qualità educativa di questi bambini, ragazzi, giovani e uomini che ricorrono alla violenza se qualcosa sfugge dal loro possesso?
Perchè sentiamo che questo problema è nostro, di genitori ed educatori? 
Perchè nasce dall'educazione ricevuta gran parte del futuro emotivo razionale  di uomini e donne.
E i tempi sono difficili davvero.
"Sono uomini sbagliati" (Camon, Avvenire 6 agosto 2017)
Riconfermiamo allora alcuni obiettivi essenziali di prevenzione:
  • educare alla resilienza, cioè alla capacità di 
  • far fronte alla frustrazione al disagio, alla delusione, 
  • alla perdita della propria autostima, della propria immagine positiva
  • per trovare soluzioni alternative.
  • educare al sacrificio per un valore più alto
  • per amore vero,
  • educare all'impegno, alla rinuncia,
  • mettere i paletti salutari e necessari alla libertà personale,
  • dire quei famosi  "no che aiutano a crescere bene"
  • fermarli con autorevolezza quando è necessario,
  • dare l'esempio...
Avremo lavorato per la loro felicità.
Rimando ai post di questo blog sui contenuti pratici delle strategie educative.

pubblicato da annamaria gatti
foto da Donna Moderna
gatti54@yahoo.it

sabato 29 luglio 2017

Un dipinto. Una madre nella zona rossa dei pfas.

L'impatto visivo è di stupore.
Un fiore si trasforma in una delicatissima fata, ricca di rimandi potenti alla vita e  pure alla sua fragilità. 
Ogni tratto, deciso e nitido è anche  portatore di sfumature morbide e promettenti.
La natura nella sua magnificenza è sovrana, ma anche personalizzata e non esiste qui confine fra realtà e creatività.
Il colore si appropria di una verità nascosta.

Devo presentare i quadri di Michela ai bambini: chi meglio di loro saprà raccontare l'essenza di questo dipinto?  E come questo molti altri che ho furtivamente osservato, senza trovare le parole giuste per chiedere e chiedermi la ragione di tanto stupore.

I bambini  e i ragazzi che vivono  nella terra bellissima  di Michela hanno valori molto alti di PFAS nel sangue. Michela è una madre come tante altre, in questi mesi impegnata a tutto tondo nella battaglia solo apparentemente donchisciottiana, contro l'inquinamento della sua e mia terra. Qualcosa si muove!
Lei e tante altre madri e padri e gente comune ed esperti, abitanti nella cosidetta "zona rossa" inquinata delle province venete di Vicenza, Verona e Padova, si sono riuniti in un gruppo per  collaborare con le istituzioni e per difendere i loro figli, prima di tutto.  Cittadinanza attiva, gioiello di responsabilità  da imitare. 

La zona è contaminata dai pfas, percloruri e interferenti endocrini,  da circa 40 anni.  In particolare è inquinata l'acqua già nella falda, la più importante del Veneto, che fornisce acqua a 21 comuni, a 350.000 persone. Nonostante i filtri "provvisori" dal 2013, non ce la sentiamo  più di berla, senza la certezza che non andrà ad aumentare i valori dei pfas nel nostro sangue. C'è molto da fare: amministrazioni, sanità e scienziati lavorino con onestà e trasparenza. E' in gioco il futuro della natura, della gente che si fida, dei bambini che crescono con questo peso, dei ragazzi che devono prendere atto della loro condizione, essere educati ad una coscienza ecologica, ma soprattutto che devono essere rassicurati sull'impegno a risolvere questo scempio in tempi possibilmente brevi, per ritrovare fiducia e serenità. 

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
Dipinto di Michela  
Autorizzazione di pubblicazione - 27 luglio 2017

martedì 25 luglio 2017

Sono a disagio, aiutami! Paolo, oppositivo e provocatore?

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Bentrovati, ripropongo, viste le segnalazioni,  il terzo appuntamento sulla provocazione: i segnali dei bambini, come leggerli?
Avevo anticipato che avremmo cercato di leggere insieme i segnali che Paolo manda ai suoi genitori e agli educatori.
Partiamo.
Paolo ha 8 anni.
I genitori e gli insegnanti sono preoccupati. In qualche momento è capitato che gettassero la classica spugna: irrecuperabile. Anche le terapie psicologiche sembrava a loro che  non avessero dato frutto. 
Così avevano abbandonato il percorso, troppo presto... e avevano navigato al buio.

Cosa fa o non fa Paolo?
O A scuola e a casa provoca adulti e  soprattutto coetanei con gesti, accuse, frasi indisponenti;

O si nasconde, si isola spesso, si nasconde sotto tavoli o sedie se è in un contesto sociale, non se è solo a casa;
O sembra sempre distratto ma…
ascolta sempre tutto  e riferisce con puntualità esasperante,
   destando talvolta l'ammirazione degli adulti e dei compagni;
anticipa  i contenuti talvolta in modo indisciplinato, a scuola ottiene ottimi risultati; 
accusa tutti, prevarica e ostacola gli altri compagni, appena può li svalorizza;
rabbia e disperazione sono la caratteristica più evidente delle sue relazioni, i suoi occhi spesso si riempiono di lacrime e di tristezza;
fugge da una stanza, dall'aula se qualcosa non gli viene permesso, se gli si pongono dei limiti, se lo si corregge direttamente e pubblicamente.

PAOLO  HA UN DISTURBO DELLA CONDOTTA?
Paolo soffre per un disagio che va letto con competenza e lungimiranza.
Nei suoi segnali, molto inquietanti e chiari, possiamo leggere messaggi che potrebbero essere risolutivi per individuare la terapia e soprattutto la bonifica delle risposte ambientali degli educatori. Abbiamo saputo  inoltre che vi sono problemi di salute, che necessitano di approfondimenti clinici.
Ad un'analisi oggettiva delle osservazioni dei comportamenti di Paolo si sono rilevati questi interessanti messaggi precisi, che hanno trovato riscontro nei numerosi step di osservazione: 
VEDI QUANTE COSE SO FARE E CONOSCO?
VALORIZZAMI PER FAVORE, VEDI CHE SOFFRO...
O QUALCHE VOLTA MI SENTO MALE, AIUTAMI MI SENTO IN ANSIA
AIUTAMI A INTERIORIZZARE MODELLI BUONI DI GESTIONE DELLA MIA ANSIA
SE MI AIUTI E SEI CALMO TU IO SONO CAPACE DI STARE CON GLI ALTRI
RASSICURAMI, DIMMI CHE MI ACCETTI COME SONO, STAI CON ME
CONTIENIMI QUANDO NON RIESCO A CAPIRMI E SCAPPO DA ME
FAMMI FARE ESPERIENZE BUONE DI RELAZIONE
NON PRETENDERE DA ME CHE IO SIA (TROPPO) GRANDE E PERFETTO
FIDATI DI ME, IO VOGLIO FIDARMI DI TE, MA FAMMELO CAPIRE SEMPRE, OGNI VOLTA CHE STO MALE.

Risultati:

1)A Paolo è stata diagnosticata una malattia genetica di malassorbimento che lo obbliga a una dieta particolare.
2) E' inserito in un percorso psicoterapeutico, con laboratori a gruppi, attività sportiva. 
3) I genitori e gli insegnanti sono supportati dallo psicologo che li accompagna nella gestione del comportamento con strategie educative e verifica periodicamente gli obiettivi fissati.

 Leggere e comprendere i segnali inviati da Paolo è stato fondamentale nella determinazione dei suoi reali bisogni e nell'aiuto.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto dal film: Mamma ho perso l'aereo