Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

mercoledì 30 agosto 2017

Hai letto e amato i libri di UFFABARUFFA?

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Risultati immagini per uffabaruffa immagini                    Risultati immagini per uffabaruffa colpisce ancora immagini               
Hai letto ed amato Uffabaruffa o la strega/fata è stata protagonista delle serate con i tuoi figli o nipoti? 
Hai letto anche il seguito?
Quanti bambini incontrati in questi 20 anni!!! 
Tradotti in spagnolo e coreano.
Uffabaruffa è anche un musical in Argentina...


Leggi qui cosa ho ricevuto di recente! 
Bello condividere un ricordo buono e bello! Son così felice di aver contribuito a coccole, risate, tenerezze e soprattutto pensieri positivi e tosti!


Annamaria buona sera! 
Ci siamo conosciute al comitato biblioteca di ... qualche anno fa... Le scrivo per dirle che solo ora ho scoperto una cosa che mi ha illuminata. 
Sa... quelle cose che ti passano sotto gli occhi e nemmeno te ne accorgi per anni. 
Poi di punto in bianco osservi bene, oltre la cortina dell'abitudine, e noti un nome o un particolare. 
Mi è appena capitato con un libro che quando ero piccola ho amato tanto, letto e riletto e che ora stavo valutando di riproporre nei laboratori estivi (ndr:per bambini) che proporrò...
Così all'improvviso ho letto il nome dell'autrice, sono cose cui naturalmente da bambina non ci fai caso, cose che non memorizzi. Non avevo mai curiosato sulla sua pagina (ndr: web) e non avevo mai collegato pur avendole parlato di persona la volta che è venuta da noi... 
Ho conosciuto l'autrice di uno dei miei libri preferiti d'infanzia e me la sono fatta scappare! 
Beh graizie, grazie per le risate, le coccole e le ore trascorse leggendo di quella buffa piccola strega!
                                             C. S.
                                                                     ndr: lettrice di Uffabaruffa diventata grande!
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

giovedì 24 agosto 2017

La rabbia nel bambini: amigdala e dintorni, cosa succede?

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E' risaputo che nella gestione della rabbia i nostri bambini, in misura diversa e con le dovute considerazioni ambientali e temperamentali, devono fare i conti con la crescita delle funzioni neurologiche e con la maturazione di capacità emotive.

Una bella sintesi.

COSA ACCADE NEL CERVELLO E NEL CORPO DI UN BAMBINO IN PREDA ALLA RABBIA? 

dal sito: http://centropsicologicoamamente.blogspot.it


Naturalmente, è importante che l’amigdala sia molto veloce a registrare le minacce e per questo a volte può essere un po’ grossolana. Ad esempio immaginate di trovarvi in un bosco a passeggiare. A un certo punto scorgete sul sentiero una sagoma nera che sembra puntare verso di voi: la vostra amigdala farà scattare subito l’allarme nel cervello e nel corpo, perché a prima vista potrebbe trattarsi di un pericolo, ad esempio un serpente velenoso. Il nostro corpo perciò si prepara ad una reazione di difesa, o fuggire (paura) o attaccare (rabbia). 
Bastano pochi secondi, però, perché voi vi accorgiate che in realtà quella sagoma è solo un ramo spezzato e così l’allarme rientra. Chi è che comunica all’amigdala che si trattava di un falso allarme? 
È il cervello superiore che ha questo compito e che, attraverso il pensiero riflessivo, “calma” il corpo ed il cervello dicendo loro: “Niente paura, è solo un ramo”. Se però si fosse davvero trattato di un serpente sarebbe stato fondamentale reagire velocemente e non ci sarebbe stato il tempo di ponderare le varie opzioni. La nostra amigdala quindi ha il compito fondamentale di stare sempre all’erta verso qualsiasi cosa che possa minacciare la nostra incolumità, sia fisica che psicologica, ma il cervello superiore ha il compito di moderare e calmare le reazioni scatenate dall’amigdala, e lo fa rilasciando sostanze calmanti, come ad esempio l’acido gamma-ammino-butirrico (GABA), che è un vero e proprio ansiolitico “naturale”. 
La capacità di “moderare” le proprie reazioni emotive in base ad una valutazione del contesto e delle circostanze, non è qualcosa di innato, come la rabbia, ma deve essere appreso.

I bambini in età prescolare non sono in grado di farlo da soli, ma sono completamente dipendenti da adulti che, con interazioni affettuose, “prestino” loro la propria mente e le proprie parole per aiutarli ad abbassare i livelli di stimolazione.

Quando il livello di stress di una relazione è molto alto, quando cioè il rapporto è basato su punizioni corporali e psicologiche, insulti, umiliazioni, freddezza affettiva, trascuratezza, urla, rifiuto di confortare ecc., e il bambino si trova solo a dover fronteggiare tale circostanza, entrano in circolo le sostanze dello stress e i livelli della serotonina diminuiscono.  
La serotonina, una sostanza prodotta dal cervello, serve ad abbassare i livelli di aggressività ed impulsività e, quando i suoi livelli calano, i bambini diventano più inclini a sfogare in azioni la propria rabbia. 

Se però un adulto è in grado di fungere da “regolatore emotivo” per il bambino, lo aiuterà a sviluppare nel suo cervello un sistema ben radicato di moderazione dello stress, così che il bambino impari che le emozioni, e la rabbia in particolare, possono essere anche pensate e comunicate, oltre che agite.  
Quando un bambino è invaso dalla rabbia invece, raggiunge uno stato di sovra-eccitazione tale che gli inibisce qualsiasi tipo di riflessione circa il proprio comportamento e le conseguenze che può avere sull’altro. 

Il bambino preda dell’ira non riesce a mettersi nei panni dell’altro e, quando il circuito cerebrale della rabbia è attivato, attaccare l’altro può sembrare l’unica soluzione possibile. In questo senso un bambino intrappolato nella propria rabbia ha ben poche alternative.Il senso di pace e di pacata soddisfazione sono indotti invece da due tipi particolari di sostanze che si sprigionano nel suo cervello: l’ossitocina e gli oppiacei.  
Queste sostanze vengono prodotte nel cervello di un bambino, soprattutto a seguito di interazioni affettuose (baci, abbracci, coccole, scambi verbali gentili e affettuosi, giochi coinvolgenti, sorrisi, carezze ecc.) con le figure d’attaccamento e con le altre figure significative. 

Se tutte le volte che un bambino fa esperienza di stress e disagio è presente un adulto che in maniera costante è pronto a confortarlo, capirlo, offrirgli alternative comportamentali, egli piano piano svilupperà quella stessa capacità auto-calmante che gli permetterà, più avanti, di tranquillizzarsi da solo quando si troverà in situazioni analoghe, avendo perciò un’alternativa reale al semplice scarificare la propria rabbia ed il proprio malcontento.  
Viceversa, se un bambino durante l’infanzia ha fatto esperienza costante o intermittente di solitudine o punizioni quando si sia trovato in situazioni di disagio, non sarà in grado di sviluppare autonomamente la capacità di “placare” il cervello inferiore, rimanendo letteralmente prigioniero di un’unica possibilità: agire la propria rabbia.

Spero che da quanto detto fino ad ora sia chiaro come interventi punitivi o rabbiosi da parte di un genitore o un educatore davanti a scoppi d’ira di un bambino, non solo non servano a nulla, ma rischino di aumentare il livello di minaccia percepita dal piccolo, che si può sentire attaccato, aumentando dunque il suo già alto livello di stress.
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

sabato 19 agosto 2017

Cosa dicono i bambini: "Non diventerò mai vecchio"

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Bambino. Tre anni e mezzo. 
A colloquio con la bisnonna.
"Io non diventerò mai vecchio!"
"Ma tutti diventano vecchi..."
"Per non diventare vecchi (ndr. dentro e un po' anche fuori) bisogna..."
E fa l'elenco dei consigli utili.
"Non diventi vecchio se:

  • giochi tanto
  • ridi
  • viaggi
  • cammini
  • riposi 
  • leggi libri
  • nuoti
  • bevi molto
  • mangi bene
  • ti lavi sempre
  • poi sei contento
  • ...
Giovani dentro soprattutto, lo capiscono i bambini per quel meraviglioso meccanismo che poi si inceppa e occorre tornare bambini per capire qualcosa della vita.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da" bambini e natura"

sabato 12 agosto 2017

C'era una volta la buona educazione.

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pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da:  non sprecare.it

Lo notiamo tutti: la buona educazione è spesso una rimpianta cenerentola fra i nostri ragazzi. 
Occorre iniziare da piccolissimi questa paziente ma gratificante opera da parte dei genitori.

Siamo addolorati in presenza di bambini ineducati, che soffrono manie di onnipotenza nel trattare gli altri, vere pallottole vaganti nella propria società, destinati a mortificare gli altri o la natura, destinati ad essere temuti, forse, disprezzati sempre, infelici sempre! 
Anche questi bambini hanno il diritto primario di essere educati, di essere cooperativi, senza ipocrisie, di crescere sereni con una strada tracciata avanti a sè. (vedi altri post in questo blog con varie etichette come a lato)

Avete visto le richieste base di abilità lavorative? Avere buona capacità empatica e di collaborazione! Senza educazione quindi non vai da nessuna parte.


Tempo di vacanze, qualche ora o qualche giorno  in più da trascorrere insieme ai bambini.
C'è tempo per una revisione e una programmazione degli interventi educativi.
E l'educazione, la buona educazione, ci trova sempre all'erta: noi abbiamo modo di verificare molti angoli del comportamento, loro ci osservano e imparano più dai nostri comportamenti che dalle nostre parole. E' risaputo.
Quanti piccoli esempi e interventi di aiuto possono passare attraverso le figure genitoriali? Tutti, in pratica.
"L'ha detto/fatto il mio papà..."
"Lo fa sempre anche la mamma! E'giusto così."
L'aiuto, la correzione deve essere

  • deciso
  • sempre positivo
  • opportuno
  • rispettoso del bambino, ma adeguato
  • tempestivo
  • pertinente
  • paziente
Valorizzare quello che di buono viene fatto, soprattutto se c'è l'evidente tentativo di correggersi, è sempre vincente. Pena una ferita profonda nella loro autostima personale, nella loro sensibilità e nella intelligenza emotiva.

lunedì 7 agosto 2017

Femminicidio ed educazione

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Ancora donne uccise dal marito o dal compagno di vita. Ormai centinaia anche in questo scorcio d'anno
Le considerazioni si accavallano in cerca di ragioni all'irragionevole comportamento.
Pazzia in persone ritenute assolutamente normali e affidabili.
Un denominatore comune frequente è l'abbandono da parte della donna di un uomo violento e problematico, incapace di resistere alla frustrazione dell'abbandono.
E qui come non fare un cenno alla qualità educativa di questi bambini, ragazzi, giovani e uomini che ricorrono alla violenza se qualcosa sfugge dal loro possesso?
Perchè sentiamo che questo problema è nostro, di genitori ed educatori? 
Perchè nasce dall'educazione ricevuta gran parte del futuro emotivo razionale  di uomini e donne.
E i tempi sono difficili davvero.
"Sono uomini sbagliati" (Camon, Avvenire 6 agosto 2017)
Riconfermiamo allora alcuni obiettivi essenziali di prevenzione:
  • educare alla resilienza, cioè alla capacità di 
  • far fronte alla frustrazione al disagio, alla delusione, 
  • alla perdita della propria autostima, della propria immagine positiva
  • per trovare soluzioni alternative.
  • educare al sacrificio per un valore più alto
  • per amore vero,
  • educare all'impegno, alla rinuncia,
  • mettere i paletti salutari e necessari alla libertà personale,
  • dire quei famosi  "no che aiutano a crescere bene"
  • fermarli con autorevolezza quando è necessario,
  • dare l'esempio...
Avremo lavorato per la loro felicità.
Rimando ai post di questo blog sui contenuti pratici delle strategie educative.

pubblicato da annamaria gatti
foto da Donna Moderna
gatti54@yahoo.it