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giovedì 24 agosto 2017

La rabbia nel bambini: amigdala e dintorni, cosa succede?

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E' risaputo che nella gestione della rabbia i nostri bambini, in misura diversa e con le dovute considerazioni ambientali e temperamentali, devono fare i conti con la crescita delle funzioni neurologiche e con la maturazione di capacità emotive.

Una bella sintesi.

COSA ACCADE NEL CERVELLO E NEL CORPO DI UN BAMBINO IN PREDA ALLA RABBIA? 

dal sito: http://centropsicologicoamamente.blogspot.it


Naturalmente, è importante che l’amigdala sia molto veloce a registrare le minacce e per questo a volte può essere un po’ grossolana. Ad esempio immaginate di trovarvi in un bosco a passeggiare. A un certo punto scorgete sul sentiero una sagoma nera che sembra puntare verso di voi: la vostra amigdala farà scattare subito l’allarme nel cervello e nel corpo, perché a prima vista potrebbe trattarsi di un pericolo, ad esempio un serpente velenoso. Il nostro corpo perciò si prepara ad una reazione di difesa, o fuggire (paura) o attaccare (rabbia). 
Bastano pochi secondi, però, perché voi vi accorgiate che in realtà quella sagoma è solo un ramo spezzato e così l’allarme rientra. Chi è che comunica all’amigdala che si trattava di un falso allarme? 
È il cervello superiore che ha questo compito e che, attraverso il pensiero riflessivo, “calma” il corpo ed il cervello dicendo loro: “Niente paura, è solo un ramo”. Se però si fosse davvero trattato di un serpente sarebbe stato fondamentale reagire velocemente e non ci sarebbe stato il tempo di ponderare le varie opzioni. La nostra amigdala quindi ha il compito fondamentale di stare sempre all’erta verso qualsiasi cosa che possa minacciare la nostra incolumità, sia fisica che psicologica, ma il cervello superiore ha il compito di moderare e calmare le reazioni scatenate dall’amigdala, e lo fa rilasciando sostanze calmanti, come ad esempio l’acido gamma-ammino-butirrico (GABA), che è un vero e proprio ansiolitico “naturale”. 
La capacità di “moderare” le proprie reazioni emotive in base ad una valutazione del contesto e delle circostanze, non è qualcosa di innato, come la rabbia, ma deve essere appreso.

I bambini in età prescolare non sono in grado di farlo da soli, ma sono completamente dipendenti da adulti che, con interazioni affettuose, “prestino” loro la propria mente e le proprie parole per aiutarli ad abbassare i livelli di stimolazione.

Quando il livello di stress di una relazione è molto alto, quando cioè il rapporto è basato su punizioni corporali e psicologiche, insulti, umiliazioni, freddezza affettiva, trascuratezza, urla, rifiuto di confortare ecc., e il bambino si trova solo a dover fronteggiare tale circostanza, entrano in circolo le sostanze dello stress e i livelli della serotonina diminuiscono.  
La serotonina, una sostanza prodotta dal cervello, serve ad abbassare i livelli di aggressività ed impulsività e, quando i suoi livelli calano, i bambini diventano più inclini a sfogare in azioni la propria rabbia. 

Se però un adulto è in grado di fungere da “regolatore emotivo” per il bambino, lo aiuterà a sviluppare nel suo cervello un sistema ben radicato di moderazione dello stress, così che il bambino impari che le emozioni, e la rabbia in particolare, possono essere anche pensate e comunicate, oltre che agite.  
Quando un bambino è invaso dalla rabbia invece, raggiunge uno stato di sovra-eccitazione tale che gli inibisce qualsiasi tipo di riflessione circa il proprio comportamento e le conseguenze che può avere sull’altro. 

Il bambino preda dell’ira non riesce a mettersi nei panni dell’altro e, quando il circuito cerebrale della rabbia è attivato, attaccare l’altro può sembrare l’unica soluzione possibile. In questo senso un bambino intrappolato nella propria rabbia ha ben poche alternative.Il senso di pace e di pacata soddisfazione sono indotti invece da due tipi particolari di sostanze che si sprigionano nel suo cervello: l’ossitocina e gli oppiacei.  
Queste sostanze vengono prodotte nel cervello di un bambino, soprattutto a seguito di interazioni affettuose (baci, abbracci, coccole, scambi verbali gentili e affettuosi, giochi coinvolgenti, sorrisi, carezze ecc.) con le figure d’attaccamento e con le altre figure significative. 

Se tutte le volte che un bambino fa esperienza di stress e disagio è presente un adulto che in maniera costante è pronto a confortarlo, capirlo, offrirgli alternative comportamentali, egli piano piano svilupperà quella stessa capacità auto-calmante che gli permetterà, più avanti, di tranquillizzarsi da solo quando si troverà in situazioni analoghe, avendo perciò un’alternativa reale al semplice scarificare la propria rabbia ed il proprio malcontento.  
Viceversa, se un bambino durante l’infanzia ha fatto esperienza costante o intermittente di solitudine o punizioni quando si sia trovato in situazioni di disagio, non sarà in grado di sviluppare autonomamente la capacità di “placare” il cervello inferiore, rimanendo letteralmente prigioniero di un’unica possibilità: agire la propria rabbia.

Spero che da quanto detto fino ad ora sia chiaro come interventi punitivi o rabbiosi da parte di un genitore o un educatore davanti a scoppi d’ira di un bambino, non solo non servano a nulla, ma rischino di aumentare il livello di minaccia percepita dal piccolo, che si può sentire attaccato, aumentando dunque il suo già alto livello di stress.
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

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